Sul tradurre
Esperienze e divagazioni militanti
Area Varia
Categoria Discipline umanistiche
Materia LETTERATURA
Il suo è un inglese severo e, a lavorarlo troppo, si rischia di scaldarlo, di perdere la spigolosità luminosa con cui ci incanta. Di fronte a quel breve giro di frase so che sta per arrivare una di quelle difficoltà scomode, neppure oggettive che, con invidia, dovrò contemplare impotente.
Mi rassegnerò a guastare la soluzione originale, e conserverò il senso di una sconfitta incolpevole, che tuttavia renderà più alto il livello della mia successiva attenzione.
Tradurre è una forma di lettura, o di ascolto, ad alta intensità. Implica attenzione per il ritmo della scrittura, per i caratteri stilistici più riposti, per indizi infinitesimali, per simmetrie, opposizioni, enigmi, reticenze e bugie. Questo libro sul tradurre è un diario, un manuale, una resa dei conti, una collezione di storie. Entra nel lavoro quotidiano del traduttore (di un traduttore d’eccezione) e, partendo da rituali privatissimi (inseguire il testo completo di poesie delle quali è citato un solo verso, ricostruire in dettaglio lo svolgimento di una battaglia di cui occorreva controllare solo la data), parla di esperienze che lasciano il segno e di (provvisori) segreti di bottega; analizza zone tradizionalmente ostiche del tradurre (dialoghi, incipit, enigmi); racconta senza sentimentalismo l’incontro coi testi (l’invidia è un motore positivo); pratica il confronto con le versioni altrui (strumento per misurare, come in uno specchio, il proprio personale processo di manipolazione del testo). Questo è un libro che parla, ostinatamente, non di scrittori, ma di scritture. E concede, solo nell’Appendice, una galleria di ritratti (tra gli altri, Alice Munro e Ian McEwan): piccole storie di incontri mai dimenticati, che restituiscono per una volta, tra silenzi e lampi di svelamento, non pagine ma persone.